



DOMENICA 8 NOVEMBRE
LODIGIANI-SEMPREVISA
ORE 11
CHI CI AMA, CHI CI SEGUE O SEMPLICEMENTE CHI CI STIMA, è INVITATO A RIEMPIRE LE TRIBUNE.
TUTTI ALLA BORGHESIANA!
Parlare di Francesco in questo momento non è facile. Si rischia di ripetere cose dette e scritte 100 volte, e cadere in una retorica fin troppo facile quando qualcuno di noi viene a mancare. Eppure Francesco è stato una figura troppo importante per me, e un ultimo ricordo, su questo blog, è il giusto e minimo tributo che gli si possa offrire.
Non mi ricordo quanti anni aveva esattamente Francesco, ma ricordo che, quando fondò il gruppo Official Fans della Lodigiani con me, Ladispoli e altri ragazzi, nel’96, aveva 33 anni, quindi il conto è facile.
Francesco nasce quindi negli anni’60 al Quadraro, quartiere dove trascorre l’intera giovinezza. Un quartiere da sempre giallorosso il suo, e per lui, laziale verace, sono tempi duri: spesso, com’era d’uso a quei tempi, non erano poche le scazzottate fra le varie fazioni, e Francesco, con altri ragazzi laziali, ottiene il rispetto dei suoi dirimpettai giallorossi, tanto da arrivare a conoscere più o meno tutti gli storici Fedayn del Quadraro. Il viaggio nella vita di Francesco non è segnato solo dalla passione per
Negli anni’90 cominciano dei cambiamenti rivoluzionari nelle curve: nel ’92 gli Eagles cedono definitivamente il passo agli Irriducibili della Lazio, che Francesco rispetta ma non ne condivide l’orientamento e il modo di fare tifo. Trasloca con altri ragazzi in curva sud e fonda il Nucleo. E’sempre in quegli anni, se non sbaglio, che avviene il suo trasferimento a Colle Salario, dove diviene un punto di riferimento, nel corso degli anni, per i giovani del posto, che lui cerca di tirare fuori dalla strada portandoli in curva e fondando una squadra giovanile di pallone che porta il nome della frazione stessa. Nel basket intanto il momentaneo scioglimento dei Warriors lascia spazio alla Brigata, che Francesco ed altri ragazzi fondano dalle ceneri di più vecchi gruppi tra i quali i Desperados di Francesco. All’inizio è un successo, e proprio là ho conosciuto Francesco.
Nel’95 seguivo già da un anno buono
Tutto potevo immaginare tranne che alla prima partita del campionato dopo me lo sarei trovato nuovamente in curva, in un Lodigiani – Fermana dove perdemmo in campo ma sugli spalti facemmo la nostra grassa figura, anche per un ottimo incremento dei nostri ultras, allora divisi tra i gruppi Kaos, Ultras e Boys, nonché Lodi Club Tufello. Francesco assistette seduto vicino a noi, ma proprio in quella partita successe ciò che avrebbe irrimediabilmente, e secondo me inevitabilmente, portato Francesco ad essere uno di noi: io e altri ragazzi ci tirammo da parte dal tifo per l’eccessivo uso di cori politici da parte dei ragazzi presenti. Francesco vide lo scontento mio e dei ragazzi, mi tirò a sé tra primo e secondo tempo e mi disse: “guarda, se hai un pò di ragazzi interessati, vuoi fare il tifo solo per la tua squadra, senza politica, e vi volete divertire, io sono con voi: fondiamo un nostro gruppo e andiamo avanti per la nostra strada”. Rimasi shoccato sul momento, anche perché non riuscivo a capire dove Francesco poteva trovare il tempo per seguire anche noi, considerati i già numerosi impegni che aveva. Eppure la voce fu fatta spargere in un attimo, e fuori dallo stadio una decina di ragazzi erano con lui a decidere le linee guida del gruppo che sarebbe sorto di lì ad una settimana appena. Si optò all’unanimità per il nome Official Fans, ma era solo Francesco a parlare: “ si tiferà con i mezzi tradizionali del tifo – il tamburo purtroppo a quei tempi non ci veniva fatto entrare causa repressione – bisogna fare una fanzine ad offerta per autofinanziarci, creare bandiere e stendardi, e soprattutto, se si fa il gruppo qualcuno deve sempre andare in trasferta”...questa immediata organizzazione fu recepita da tutti e cominciammo a lavorare con febbrile entusiasmo per l’esordio dell’11 Settembre
Chiaramente non era facile coinvolgere appieno Francesco, anche perché gli altri impegni che aveva preso, l’immancabile Lazio e la squadra di calcio dei suoi ragazzi in primis, ma non solo, chiamavano. Eppure Francesco aggiunse, oltre alla sua presenza fissa in casa, diverse trasferte al seguito dei biancorossi: la prima fu Avezzano, che ricorderò sempre come uno di quei momenti di apoteosi e di maturità del tifo biancorosso. Ma come non ricordarlo anche a Ischia, Torre del Greco, Battipaglia, Sora, Terni, Avellino, Arezzo, Viterbo, Frosinone, e scusatemi se ne scordo qualcuna. Andare in trasferta con Francesco era sinonimo di risate, come quelle che ci siamo fatti a Terni quando eravamo già nel settore ospiti e ci chiamò da dietro la curva Nord della Ternana (incredibile, da lì col casino che c’era, riusciva a farsi sentire, facendo affacciare tutti i tifosi ternani presenti in curva) perché era arrivato in ritardo e non sapeva come accedere al settore, anche se poi in quella trasferta subì una vigliaccata da parte dei Ternani stessi, che gli presero a calci la macchina; o la trasferta di Battipaglia, dove nel secondo tempo conducemmo la squadra alla vittoria con un tifo che solo un trascinatore come lui poteva creare.
Ma Francesco era anche uno che non si tirava indietro, ed è stato protagonista anche di alcune situazioni turbolente: fu l’unico ad andare contro i Trapanesi che ci stavano umiliando davanti alle guardie nel’96; quando una volta gli Anconetani ci caricarono e rimanemmo in 3 di fronte a loro, Francesco ebbe la prontezza di riflessi di chiudere il cancello per evitare una loro invasione, andò poi dritto dal loro capo e gli disse “se vuoi ce la vediamo uno contro uno”, con l’Anconetano che rifiutò cortesemente; o anche a Frosinone quando di noi Official Fans rimanemmo solo io e lui a litigare contro gli Ultras mentre il resto del gruppo si cacava in mano. Ma il più delle volte Francesco sceglieva il sorriso, lo scherzo e il parlarsi, soprattutto se si era gente della stessa tifoseria. Eravamo i suoi ragazzi, e quante volte prese le nostre parti contro le guardie che ci reprimevano al Flaminio, senza scordare quella volta che perdemmo lo striscione ad Acireale in 2: quando tornammo dalla trasferta mica avevamo paura dello scioglimento del gruppo o di dirlo agli altri, ma avevamo una paura fottuta di dirlo a Francesco, a lui che l’onore era tutto; eppure lui, quando seppe come erano andate le cose ci difese, ci disse di non mollare, stampò e fotocopiò di sua mano, nella partita in casa successiva, un volantino in cui voleva mettere a conoscenza tutto il pubblico del Flaminio dell’atto di infamia subito. Oppure ricordo l’orgoglio che ebbe quando portammo in Francia il nostro striscione ai mondiali, lo chiamavamo regolarmente da Oltralpe per raccontargli tutto. Quanti bei ricordi, quanto potrei ancora aggiungere.
Ammetto che a volte mi faceva rosicare quando il suo ego laziale veniva prepotentemente fuori, due casi su tutti, anzi tre: il primo in un play out contro
Francesco, oltre ad essere apolitico allo stadio (mai sentito da lui un coro politico lanciato dentro gli spalti), aveva, come detto, un alto senso dell’onore: quando ci fu il primo Lodigiani – Acireale dopo il famoso furto infame dello striscione, si presentò alla partita l’anno dopo a Roma un solo acese, con sciarpa e una piccolissima pezza: all’uscita fu accerchiato da 30 di noi e solo Francesco evitò il pestaggio del malcapitato: Francesco gli lasciò la sciarpa addosso e non gli prese lo stendardo, ma disse all’ultras granata “voi ci avete fatto un’infamata, perché avete tolto a 2 ragazzi venuti tranquilli uno striscione, rubandolo dal campo e senza neanche affrontarli. Oggi sei venuto da solo, potevamo farti di tutto ma ti lasciamo tornare così come sei arrivato. Vai dai tuoi compagni di curva e digli che quelli della Lodigiani non sono infami come voi”. Io, che subii il furto dello striscione ad Acireale, rosicai non poco sul momento che quello poteva tornarsene tranquillo a casa, eppure, oggi, a distanza di anni, posso dire che fece una gran cosa, da vero uomo.
Poi l’ultimo anno di Francesco tra di noi prima dell’incidente è stato il peggiore, almeno per i rapporti tra me e lui. Non gli potevo perdonare il fatto che una volta non mi difese quando mi azzuffai con Fabrizio Di Mauro, allora ds, e tenne buoni rapporti con quest’ultimo, più qualche altro piccolo episodio di non poco conto, anche se, quell’anno, a pesare più di ogni altra cosa, fu la mia lontananza da Roma e quindi dal tifo della Lodigiani.
Nel frattempo, nella Lazio, finita l’esperienza del Nucleo, aveva fondato, sempre in curva Sud, il gruppo Piazza d’Armi, retto principalmente da ragazzi del suo quartiere. Se non altro, prima dell’incidente,
Francesco, pochi giorni prima dell’incidente, aveva manifestato la sua contrarietà alla fusione tra Official Fans e Ultras, la quale ha dato vita agli Ultrà Lodigiani. Ma eravamo convinti di potergli fargli cambiare idea. Francesco era deciso a non mollare il discorso Lodigiani, per nessuna ragione, nonostante le difficoltà che vi erano in quel periodo per il nostro tifo. Se ne sarebbe parlato qualche settimana dopo ma, purtroppo, non ce n’è stata l’occasione.
Poi l’incidente, e il suo calvario di 9 anni. Una storia di cui non voglio parlare, troppo si è detto e non c’è nulla da aggiungere. Ho voluto ricordare gli anni più belli della mia giovinezza che, irrimediabilmente, mi hanno legato alla sua figura e al suo carisma, nonostante la differenza di età. Voglio concludere con un pensiero e con l’immagine che di lui porterò sempre nel cuore.
Il pensiero riguarda una frase detta ieri dal prete che ha celebrato il suo funerale, una frase che mi ha fatto molto riflettere: “Francesco non metteva al primo posto
Il ricordo più bello che mi lega a lui, e col quale concludo, è un aneddoto che avrò raccontato mille volte, ma ritengo giusto raccontarlo per la milleunesima volta. Era di Sabato in macchina sua, eravamo solo io e lui,, si era fatto buio, e dopo la partita della Lodigiani stavamo andando di corsa al palazzetto all’Eur a vedere il basket. Mi aveva convinto lui perché io ero realmente stanco. Aveva già 35 anni suonati. Gli chiesi, tutto d’un tratto: “Ma alla tua età
Addio Francesco.

Hai combattuto per 9 anni per la vita.
Gli Ultrà Lodigiani, i tuoi amici, ti ricorderanno per sempre.
"Poco da fare, di ultras a 360°come Chicarella ne nascono uno su un milione."(Stefano ViC n40).

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Gli Ultrà Lodigiani, comunicano che, per la stagione 2009/10, non seguiranno, come hanno fatto nella precedente stagione, lo Stilecasa Calcio. Alla base della decisione vi sono vari fattori, primo tra questi la mancata fusione tra Stilecasa e Lodigiani, rimandata, a detta dei nostri dirigenti, di un altro anno. Essendo il nostro gruppo senza una prima squadra dal 2004, e stufo di promesse che ogni anno non vengono mantenute, esso si impegna a non seguire più nessuna squadra finché il nome Lodigiani non riapparirà su un Comunicato Ufficiale FIGC relativo alla prima squadra. Il gruppo si manterrà in vita, e proseguirà una propria attività interna, come ha fatto stoicamente da 5 anni a questa parte, riservandosi di intraprendere, quando lo riterrà opportuno, le giuste azioni per ricordare a chi di dovere gli impegni presi ormai anni addietro.
Direttivo Ultrà Lodigiani 1996